Estratto da: "Il Bel Paese" 

Longobardi nella leggenda della montagna di fuoco

Autore: Tito Sia

Nella ricerca del suo passato, dalle origini della sua fondazione, riveste particolare importanza la posizione geografica in cui viene a trovarsi Longobardi, così come appare nella luminosa esistenza di luogo sereno, aperto, esposto all'aria e al sole, con un mare splendido, dai colori cangianti, di un azzurro, in particolare, abbagliante. Nell'antichità e durante i primi insediamenti che si andavano formando, in un continuo e ricco scambio di traffici economici e culturali in tutta l'area del Mediterraneo, le coste frastagliate del Tirreno, caratterizzate da alti promontori, determinarono e favorirono l'interesse dell'uomo nella scelta dei primordiali accampamenti difensivi, così ben protetti e inaccessibili, dove potè maggiormente sviluppare le potenzialità e la ricchezza di ambienti naturali già dotati. Longobardi si trovava in questa realtà e oggi, come allora, era un territorio conosciuto e conteso da quei popoli che là vi giungevano per fondare le loro civiltà.   [ ... ]

I nnumerevoli testimonianze  di acclamati studiosi riportano interessanti ricerche che meriterebbero più approfondite e opportune valutazioni e indagini dirette sul territorio, relativamente ad alcune delle numerose contrade di Longobardi, denominate Frailliti, Ambricella, Cafarone, Bardano, Tarifi, Tauriana e Varone, nelle quali si segnala la presenza di consistenti zone di interesse archeologico.

Sempre a proposito della memoria storica e della ricostruzione del passato, più o meno remoto di Longobardi, si dice che il Monte Cocuzzo , con la sua rispettabile altezza di 1541 mt , sarebbe la montagna di fuoco, il sito antico di un vulcano spento che fu la vetta della leggenda, del mito, del mistero e della scoperta della forza del fuoco. La storia della città è segnata dall'arrivo dei Longobardi , da cui deriverebbe il nome del paese ( longbart =barba lunga), da questa stirpe nordica che vi giunse nel primo ventennio del VII ° sec. alla guida del Re Liutprando, figlio e successore di Ansprando. A riprova dell'influenza lasciata nell'immaginario collettivo popolare e nella terminologia falsata del dialetto locale, viene ricordato con il nome di Lippranno nella zona circoscritta del Monte Tosto ( dal nome del nobile cosentino che qui si fermò durante le lotte sostenute contro il Re Ferdinando D'Aragona ) alle pendici del già citato Cocuzzo, dove vi apparve per la prima volta al suo arrivo, ad ovest della città, insediandosi in quel contesto ed apportandovi con la sua presenza quella mescolanza tra razze diverse. [ ... ]

Longobardi conobbe il dominio francese e fu teatro di dispute e avvenimenti segnati dalla presenza di uomini illustri. Durante il predominio francese, nella lotta tra Borbonici e Napoleonici (1806-1807) molti longobardesi subirono i soprusi e le vendette delle truppe francesi da loro malviste. Il 26 dicembre del1806 i circa 2000 francesi che ebbero ragione dei patrioti longobardesi, effettuarono saccheggi e commisero angherie. Circa sessanta i morti e l'anno appresso, in un'altra spedizione effettuata dai francesi, furono trucidate circa altre trecento persone e molte case, come al solito, date al fuoco.


Brevi notizie storiche tratte da varie fonti:

Nella storia più recente si registra, nel 1928,  una soppressione dell'autonomia del Comune di Longobardi e susseguente annessione a Fiumefreddo Bruzio. Longobardi riconquista la sua indipendenza, a seguito di una sommossa popolare, nove anni più tardi (1937).

 A partire dall'inizio del 1900 il paese fu colpito dal fenomeno dell' emigrazione , prima in America  e poi in Svizzera, Germania e Francia.

Longobardi è patria di illustri personaggi tra cui spicca la figura del


 

Beato Nicola  Saggio (1649-1709),

Patrono di Longobardi, oblato professo dell'ordine dei minimi , elevato agli onori degli altari da Pio VI il 17 settembre 1786;

Arcangela Filippelli , che, come Maria Goretti, all'età di 16 anni, per difendere la sua verginità e la sua fede, il 7 febbraio 1869, nel bosco di Longobardi, precisamente in località Russo, ove si era recata a fare legna, venne trucidata a colpi di accetta da un giovane del luogo;

L'uditore Giovan Battista De Micheli , Preside della provincia di Cosenza e capomassa borbonico durante la rivoluzione antinapoleonica in Calabria del 1806-1807, barbaramente ucciso, dopo una lunga tortura nel castello di Fiumefreddo Bruzio, dai giacobini assieme ad altri 44 massisti il 13 febbraio 1807;

Il Colonnello garibaldino Luigi Miceli (1824-1906), più volte deputato, nel 1879 Ministro dell'Agricoltura nel Gabinetto Cairoli, nel 1888 e nen1891 nuovamente in quello di Crispi, infine, Senatore

In conclusione, pur appartenendo al presente, è doveroso segnalare la prestigiosa rivista " Calabria Letteraria " (fondata nel 1952), diretta con maestria e tanta saggezza da Emilio Frangella (1912-2005).


Ricorrenze religiose locali: