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A Longobardi, la cittadinanza
rivolge l’ultimo saluto a
Marco Nigrelli
Il bianco di migliaia di fiori rompe l’uniformità grigia del cielo, con il vento proveniente dal mare a raggelare le lacrime di tanti ragazzi che non hanno voluto mancare per l’ultimo saluto ad uno dei loro amici più cari, Marco Nigrelli, un giovane adolescente di Longobardi, strappato alla vita a causa di un incidente stradale, avvenuto nella notte tra sabato e domenica lungo la statale 18 che, fredda e cinica, allunga così la lista di chi non ha più fatto ritorno a casa. Il pomeriggio, reso ancora più freddo dal vento, avvolge il corteo che, sommessamente, si avvicina alla piccola chiesa di Longobardi Marina, intitolata al beato Nicola Saggio, la bandiera tricolore del comune portata a mezza asta e bardata di nero conferma il lutto cittadino che il sindaco del centro tirrenico, Aurelio Garritano, ha voluto proclamare per permettere all’intera cittadinanza di stringersi intorno alla famiglia di Marco, indicato da tutti come il classico bravo ragazzo, pronto sempre alla battuta ed alla risata. L’amministrazione comunale ha, inoltre, imposto la chiusura di tutte le attività commerciali e tutte le iniziative ricreative, sportive e sociali svolte sul territorio sono state sospese per un’intera settimana, mentre, le manifestazioni legate al Carnevale sono state del tutto annullate.
Sono i ragazzi ad essere, loro malgrado, protagonisti: alcuni, con gli sguardi nascosti dagli occhiali da sole grandi e scuri, portano due striscioni dedicati all’amico scomparso, un ricordo indelebile per chi, come questi giovani, non ha ancora vissuto cosi tanto da conoscere il significato della sofferenza; al centro del corteo i fiori bianchi disegnano un “emme” ed i palloncini dello stesso colore si liberano verso l’alto non appena il feretro varca la porta della chiesa. Molti rimangono fuori. I cittadini di Longobardi si stringono intorno alla famiglia Nigrelli, in questo quadro d’insieme si percepisce tutto il calore di una piccola comunità che non vuole lasciare da soli le persone che più soffrono. L’omelia di don Antonio Bertocchi, è un inno all’amore, una sorta di testamento spirituale che passa dal cuore di Marco per giungere ai suoi amici ed ai suoi familiari. Le parole formano così quasi un abbraccio ideale dedicato proprio a quei ragazzi ancora spaesati, i quali, incessantemente, continuano a chiedersi il perché di quanto avvenuto.
La cerimonia termina nella stessa compostezza con la quale aveva avuto inizio, prima della fine della funzione alcuni ragazzi prendono la parola, hanno voglia di ricordare e di vivere, ognuno cerca negli sguardi degli altri la forza per leggere senza piangere, ognuno narra la propria storia con Marco e nelle frasi passa il film di una breve vita, fatto di episodi legati tra loro, di momenti che possono essere compresi solo da chi li ha visti trascorrere sopra la propria pelle. Ogni racconto delinea un lato diverso del carattere di Marco, ma tutti sono concordi nel dire che questo ragazzo dagli occhi grandi ed azzurri era uno come pochi, forse il più buono ed il più bravo di tutti e tutto questo non sarebbe dovuto succedere. Tutti cercano un contatto con il feretro che, avvolto nella bandiera tricolore, si allontana dalla chiesa, dove rimane vivo un ricordo che per questi ragazzi, da ora in avanti, è più di una speranza.Scritto da Ernesto Pastore venerdì, 16 febbraio 2007 13:00